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La Foca Monaca rediviva?

| di Salvatore Grispu
| Categoria: Attualità
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Fotomontaggio: Salvatore Grispu - Eccecicala

Esiste la convinzione diffusissima che tutte le immagini presenti sul web possano essere utilizzate liberamente per il semplice fatto che tutti le possono vedere. È chiaro che riflettendoci un attimino non può essere così.

C’è chi dalla fotografia ci campa e se pubblica parte del suo lavoro lo fa anche per promuovere questa sua attività. Naturalmente sa benissimo che così facendo le sue immagini potrebbero essere usate in altri contesti o anche solo copiate. Il rischio vale la candela, come si dice, e in linea di principio non disapprovo più di tanto. Anzi, a volte fa pure piacere che il frutto del proprio lavoro venga, per così dire, preso in prestito. È naturale anche che si faccia riferimento al lavoro di altri e si cerchi di carpirne i segreti, lo facciamo tutti. Quindi ben venga la diffusione senza limiti della conoscenza.

Ci sono casi invece in cui la diffusione non è finalizzata all’informazione oggettiva, sebbene in apparenza così appaia, ma alla spettacolarizzazione fine a se stessa, nel migliore dei casi, alla disinformazione consapevole, nel peggiore. È questo il caso a mio parere, dell’uso odierno di un’immagine, nata per gioco qualche mese fa e diffusa, sempre con lo stesso spirito, nella rete, tramite il social network Facebook. Immagine palesemente finta e ironica, subito individuata come tale da diversi utenti.

Martedì 25 agosto scopro infatti che la stessa fotografia è utilizzata a compendio di un articolo sulla foca monaca, rediviva pare, a pagina 8 del più importante quotidiano sardo, L’Unione Sarda. Il giornalista vede bene di intitolare a suo piacimento la foto attribuendola anche a un noto fotografo degli anni 50. Capisco che tutti abbiamo diritto di campare, capisco anche che alcune notizie tirano più di altre, capisco perfino che un briciolo di fantasia aiuta la divulgazione, ma …

Mi si può rispondere che l'immagine è solo a contorno dell'articolo, quindi marginale. Non sono d'accordo, penso invece che le fotografie siano importanti quanto e più delle parole.
Il giornalismo, nobile professione, non è solo scrittura, è fotografia, video e persino grafica e impaginazione. Alla base dello stesso c'è ricerca, vaglio delle fonti, verifica dei fatti e documentazione in prima persona. Come si può definire giornalismo quello che pesca dai social networks i documenti alla base della notizia, come può una testata autorevole pubblicare documenti di cui non conosce la provenienza? Come può permettere, permettersi, di pubblicare un falso palese e addirittura inventarsi una ancora più falsa didascalia?

Mi hanno detto che sicuramente era in buona fede. Mi hanno anche detto che la colpa è mia, non ho firmato la foto. Può darsi, di sicuro quella foto non si è autogenerata.
Ma torniamo al punto vero, si può fare giornalismo mentendo spudoratamente?

Salvatore Grispu

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