La sera del 16 gennaio a Dorgali e a Cala Gonone si accendono i falò in onore di Sant'Antonio Abate che per la comunità cristiana è venerato come strenuo oppositore dei diavoli e delle fiamme dell'inferno.
La leggenda narra che Sant'Antonio, con il suo bastone di ferula (ossia uno stelo che al fuoco non si arrossa ma si annerisce soltanto continuando a bruciare), avrebbe rubato una favilla incandescente dal "Regno degli Inferi" per portarla sulla terra, attraversata allora da temperature glaciali, regalando così luce e calore all’umanità intera.
Il Santo è anche considerato il protettore dei porcari, infatti, complice dell’avventura è proprio il suo maialino che lo seguiva ovunque ed è stato di aiuto per il passaggio all’inferno.
“Si racconta che tanti secoli fa sant’Antonio viveva eremita nel deserto della Tebaide insieme con un maialino che lo seguiva dappertutto: là, ogni giorno vinceva con i più svariati trucchi, le tentazioni del diavolo.
Ebbene, si dice che allora non esisteva il fuoco sulla terra e gli uomini soffrivano un gran freddo.
Dopo aver discusso a lungo i governatori della terra inviarono una delegazione dove viveva sant’Antonio per pregargli di procurare il fuoco.
Il vecchio santo, impietosito, si recò col suo fedele maialino all’inferno, dove le fiamme ardevano giorno e notte, bussando all’immenso portone.
Quando i diavoli videro che il visitatore era il santo, il loro peggior nemico che non riuscivano a vincere, gli impedirono di entrare.
Ma il maialino nel frattempo si era intrufolato rapidamente nella città diabolica.
La bestiolina cominciò a scorrazzare facendo danni dappertutto: dopo aver tentato inutilmente di catturarla, i diavoli si recarono da sant’Antonio pregandolo di scendere all’inferno per riprendersi il maialino.
E l’eremita, che non aspettava altro, si recò nel regno dei dannati con il suo inseparabile bastone a forma di tau.
Durante il viaggio di risalita in compagnia del maialino fece prendere fuoco al bastone sicché, giunto sulla terra, poté accendere una grande catasta di legna offrendo così il primo e sospirato fuoco all’umanità.”
Un culto antico e radicato che prevede un rito sacro e profano allo stesso tempo. La Vigilia del 17 gennaio “Sa Sera” si chiedono al Santo grazie e miracoli in un contesto quasi magico, solitamente durante la cerimonia di benedizione quando si compiono tre giri attorno al falò posizionato nel centro della piazza. Il fuoco arde tutta la notte, consumando una pira di rosmarino - “Su Romasinu” - e frasche che diffonde nell'aria un profumo inconfondibile e, sempre secondo le tradizioni, sarà il disegno del fumo emanato a suggerire auspici e profezie. Devozione cristiana ad antiche tradizioni pagane documentate fin dalla metà del XIX secolo, ma con origini sicuramente più remote.
Dopo i riti liturgici e la benedizione del fuoco, i partecipanti si soffermano di fronte ad esso anche per dare onore al priore - quest’anno per Dorgali Bovore Mereu noto Sindrieddu mentre per Cala Gonone, Gianfilippo Argentero - ed in seguito dare il via al tradizionale tour delle cantine attorno al rione di “Sant’Antoni” gustando dolci ed assaporando vini offerti dalla comunità. La serata sarà anche animata dal canto itinerante dei “Tenores”.
Appuntamento presso la chiesa di Sant’Antonio di Dorgali alle ore 16:30 per il rosario, alle ore 17:00 inizia la messa e, a seguire, la benedizione del fuoco con accensione (intorno alle ore 18:00). A Cala Gonone, dopo il Vespro nella Parrocchia Nostra Signora di Bonaria, il fuoco si accenderà presso il Parco Palmasera illuminando le spiagge nel lungomare.
Non resta che augurare una buona serata tra Dorgali e Cala Gonone ed anticipare gli auguri a tutti i portatori del nome Antonio e derivati vari.

