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La Storia della chiesa di San Giovanni Crisostomo

Di Salvatore Mele

| di Salvatore Mele
| Categoria: Storia
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La Sardegna appartenne all’Impero Bizantino del quale ne mutuò le istituzioni fino al periodo giudicale. Fino al 1054 la Chiesa Sarda fu di rito greco e nell’agro di Dorgali se ne conserva uno dei più significativi retaggi. In località Oroviddo esiste la chiesa dedicata al Santo Patriarca di Costantinopoli, già capitale dell’Impero d’Oriente.

Questo Santo ricorre raramente in Sardegna. Attualmente vi è solo una chiesa a Dorgali. Nell’iconografia dei Dottori della Chiesa esso è rappresentato da una figura alta e magra con barba molto corta, l’eloquenza dei predicatori fu spesso assimilata alla dolcezza del miele, come nel caso di San Giovanni Crisostomo (“bocca d’oro”). Esso scrisse la Divina Liturgia che sta alla base della celebrazione della messa della Chiesa Ortodossa che dura due ore ed è cantata. San Giovanni Crisostomo è festeggiato nel calendario romano il 13 di settembre, la ricorrenza più importante che ne ricorda il giorno della morte. In questo giorno a Dorgali viene celebrata una messa. Per la Chiesa Ortodossa è il quinto evangelista ed il più importante dei Dottori della Chiesa.

Perché nell’agro di Dorgali sia presente questo Santo dell’ortodossia non è dato saperlo. Un acuto osservatore bittese ha ipotizzato un frangente verosimile, forse, come è già documentato per il Sud della Sardegna, anche a Dorgali era presente una comunità monastica della Chiesa Greca anche ben dopo la dipartita della Chiesa Greca dalla Sardegna avvenuta con lo Scisma d’Oriente nel 1054. Ma è un’ipotesi non comprovata dai documenti.

Il Martirologio romano ha iscritto la festa di Giovanni Crisostomo anche il 27 gennaio, anniversario del ritorno del corpo a Costantinopoli. In questo giorno a Dorgali viene celebrata un’altra messa. In genere i priori incaricati sono 3, questi anni sono stati quattro perché due priori hanno chiesto di esaudire un voto restando qualche anno in più. I priori sono in genere persone che hanno terreni o abitano nelle vicinanze o persone del paese che si rendono disponibili a svolgere il priorato. Il priorato prevede l’impegno per lo svolgimento della funzione religiosa e l’invito ai fedeli costituito da caffè e da dolci.

Una chiesa dedicata a questo Santo pare sia esistita anche ad Orosei, forse nell’agro era quella detta di Santu Juanni de Cudda Banda, presso le cave di marmo, ma oggi ridotta a rudere, oppure Santu Juanni Muleddu, oggi trasformata in Piazza, nel centro urbano presso la Chiesa di Sant’Antonio. Quest’ultima ipotesi è la più probabile anche perché il nome muleddu richiama il drappo rosso, “sa muledda”, che nell’iconografia del Santo è collocato sul pastorale.

La chiesa collocata nell’agro di Dorgali non è presente nel censimento del 1781 del Rettore Giovanni Maria Cadoni, e non è dato conoscerne la ragione, forse si tratta di una mera dimenticanza, ma stando a quanto riportato nella statistica del Regno Sardo del 1833 redatta dal Casalis Angius la chiesa denominata San Giovanni Crisostomo di Oroviddo viene citata e risulterebbe fabbricata (o restaurata) nel 1664. Questa data però non coincide con quella dell’inventario del 1777 che è presente nella Biblioteca Comunale di Dorgali all’interno della pubblicazione “Michele Carta – Nell’anno del Signore 1777 – Centro Studi G. Guiso”.

Questo inventario, in lingua spagnola, afferma che la chiesa fu costruita nel 1668-1669 a cura della Famiglia Marras. Probabilmente anche in questo caso si trattava in realtà di un restauro. Nel 1777 la funzione religiosa era curata da uno degli eredi e cioè il Rettore Marras che era l’ultimo parroco del paese di Locoe, vicino a Orgosolo, scomparso di lì a poco. Nello stesso inventario del 1777 del Rettore Corongiu pubblicato da Michele Carta si evince che la festa si teneva nella chiesa della campagna di Dorgali l’ultima domenica di Agosto per evitare che facendola nel suo giorno comandato si accavallasse parzialmente con la festa di San Cornelio e Cipriano.

La chiesa a circa un chilometro dal paese direzione Nord sulla strada che conduce a “Santu Juanni Su ’Anzu” è inserita in un tancato di circa un ettaro chiuso da un muretto a secco dove è presente l’edificio diroccato di una cumbessia. Nel tancato stando al alcuni sarebbe presente un pozzo molto antico. Nelle vicinanze dell’edificio fino a qualche decennio fa erano visibili i ruderi di strutture appartenenti ad un antico centro abitato risalente al periodo imperiale.

La chiesa dalla classica struttura di fattura aragonese e iberica presenta un tetto a due falde e contrafforti ai lati. Essa è collocata a breve distanza dalla chiesa della Madonna di Baluvirde. Recentemente è stato riparato il portone da un esperto falegname. Presenta danni di umidità sul tavolato del soffitto dovuto al fatto che la maggior parte dell’anno resta chiusa.

S. Mele

 

 

Penitenza di San Giovanni Crisostomo

 

Un tempo la stampa (foto a fianco) era creduta (Bartsch) un’illustrazione di San Genoveffa di Brabante, mentre è invece una rappresentazione della penitenza di San Giovanni Crisostomo così come era nota a Dürer da una leggenda tardomedievale tedesca, illustrata nelle “Heiligenleben” stampate a Norimberga nel 1488 da Antonio Koberger. San Giovanni Crisostomo, mentre si trovava nel deserto, consumò una relazione amorosa con la figlia dell’Imperatore, rifugiatasi in una grotta a causa di un temporale. Scopertala incinta la gettò da una rupe e pentitosi dell’orrendo delitto fece penitenza promettendo che non avrebbe mai più parlato, né guardato il cielo, finché un neonato di sette giorni non gli avesse accordato il perdono.

L’ultimogenito dell’Imperatore sciolse il Santo dalla promessa e questi confessò quindi all’Imperatore stesso il delitto nei confronti di sua figlia, che però venne invece trovata miracolosamente viva al di sotto della rupe con il figlio avuto dall’eremita.

La stampa rappresenta quindi la figlia dell’Imperatore, che allatta il suo bambino ai piedi della rupe e sullo sfondo San Giovanni Crisostomo nell’atto di scontare la sua penitenza.

Nelle vicinanze della Chiesa di Dorgali, c’è un luogo simile, la Grotta de “Sos Pruvereris”, e la rupe quella di “Monte S’Ospile”. E se per la collocazione della chiesa i fondatori si fossero riferiti alla conformazione dei luoghi simili a quelli della leggenda?

Salvatore Mele

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