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Agricoltura e paesaggio, un binomio importante per “Viniola” la città delle vigne

Terzo appuntamento con #DorgaliGononeInVolo

| di Chiara Bacchitta
| Categoria: Territorio
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Dorgali 2016, dal verde al blu - Foto: Elias Sedda

DORGÁLI comune della Baronìa-Nuorese. In epoca romana ci passava la strada strategica ancora oggi nota come “Orientale Sarda”. Allora il borgo era chiamato Vinìola ‘la città delle vigne’ e sorgeva a nord dell’attuale paese, nella vallata dello Spirito Santo in regione Golléi. 

Riporto poche righe tratte dalla sezione toponomastica sarda di Salvatore Dedola (link) per evidenziare il grande valore della viticoltura a Dorgali, da tempi remoti e ancora fino ad oggi. 

Questo il motivo principale che ha diretto l’attenzione del terzo appuntamento con il progetto “Campagna di promozione dei comparti produttivi tra Dorgali e Cala Gonone: il mondo del lavoro e il paesaggio visti dal drone” verso il mondo dell’agricoltura.

I dati statistici ufficiali del 2000 (riportati sul Volume II - Tomo 3 - Il “Riordino delle Conoscenze”: l’Assetto Insediativo, le dinamiche demografiche, i caratteri economici, il dimensionamento) confermano lo straordinario significato economico, paesaggistico e culturale delle coltivazioni legnose per il nostro territorio. Oggi più che mai, è chiaro che l’agricoltura a Dorgali non assume solo valore dal punto di vista produttivo ma anche ambientale e paesaggistico

I secondi che seguiranno, frutto delle riprese effettuate con il drone da Elias Sedda, danno prova di quanto, la filiera del vino e in parte minore anche dell’olio influenzano e plasmano fortemente il paesaggio che circonda il nostro bel villaggio. Merito della costanza di molteplici generazioni dorgalesi che per decenni e, secondo fonti storiche, secoli hanno praticato e praticano quella che oggi è nota come agricoltura estensiva, contribuendo alla conservazione e, a volte anche al ripristino, della biodiversità vegetale “grazie alle pratiche agronomiche sostenibili e alla presenza nelle aree rurali di elementi particolari del paesaggio utili per le specie animali, quali i muri a secco, i terrazzamenti, i filari o la vegetazione naturale che spesso delimitano gli appezzamenti e favoriscono gli insediamenti di fauna selvatica”.

Certo la fortuna è dovuta anche alla dote ricevuta in origine dalla natura. A tal proposito cito l’abate Vittorio Angius che nei primi decenni dell’800 girò in lungo e in largo tutta la Sardegna raccogliendo documenti sulla vita isolana, descrivendo così il territorio agricolo dorgalese (Dal volume V del Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. Il Re di Sardegna di Goffredo Casalis alle pagine 223-231):

«… Agricoltura. Il territorio stendesi in lungo circa sei ore, in largo tre. Il villaggio è quasi nel mezzo. Il suolo è pietroso, e riconosciuto assai atto alle biade, alle viti ed ai fruttiferi.

Si seminano starelli di grano 400, d’orzo 300. Se le stagioni corrono fauste, il grano fruttifica sino al quindici, l’orzo al quaranta. Molti usano il pane d’orzo, e tra questi i pastori. Di lino se ne semina poco, sì che non se ne raccoglie più di 40 cantare, di canape meno, di legumi quanto basti al bisogno. Le viti producono assai. Il cannonào è la specie più comune. Il vino è d’una bontà non ordinaria, e se ne vende in copia ai nuoresi ed orgolesi. Lodasi soprattutto la malvagia, e v’ha chi pregi più i vini di Dorgali che quelli di Oliena. Una parte del mosto si brucia per sappa ed acquavite. Delle uve una metà si fa appassire. Esso sono pregiate, e si vendono, o si cambiano per altre cose.

Piante fruttifere. Gelsi 500, peschi 10,000, ciliegi 8,000, peri 5,000, susini 2,000, pomi 2,000, ficaje 4,000 e circa altre 4,000 piante di altre varie specie.

Orticultura. Tra i rioni del villaggio e fuori molti tratti di terreno sono coltivati a zucche, cavoli, pomidoro, carciofi e lattughe.

Chiudende. Sono esse in gran numero, ma tutte piccole sì che non comprenderanno un’area maggiore di star. 4000. Vi si semina, e vi si tengono a pastura le bestie domite.

Chiandiferi. Di tali alberi non è gran numero: piuttosto abbondano gli olivastri, principalmente ne’ chiusi e nel prato, delle cui fronde si nutrono i buoi nell’inverno»

 

L’ultimo volo del mese e del progetto sarà on line la settimana prossima ... seguiteci!

Chiara Bacchitta

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