Rimani sempre aggiornato sulle notizie di dorgaligonone.net
Diventa nostro Fan su Facebook!

Sa sera de sos Santos e Su pedicoccone a Dorgali, ieri e oggi

La ricerca dei bambini della 3^ B di Via Lamarmora

| Categoria: Tradizioni
STAMPA
Litografia 2007 - Autore: Chiara Bacchitta

Sa sera de sos Santos (La vigilia di Ognissanti)

Fonte orale: Tzia Quannna Simone

Dies innantis de sa die de sos Santos, colat su custode “su becchinu” a pedire chind’una bertula in su coddu e una campanedda e narat : - Soe su custode…

Sa sera de sa die de sos mortos, sas mannais arguian una mesa chind’onnia bene de Deu, chin sas cosas chi prus li saggradat a sas animas: pane misturu, pane carasau, modditzosu, sartitzu, casu, fruttas,binu, papassinos, cocconeddas, e ateras medas cosas.

Si pessat ca a de notte sas animas colan a compudare e si friman a pappare. Si lassan intas sas ghennas apertas.

Su Pedicoccone (Il giorno dei morti)

Fonte orale: Mannai Zizza Cossu Zizia

Mannai Zizza Cossu Zizia, at cumentzau a andare a Su Pedicoccone a tres o battor annos in bichinadu, apustis a chimbe o ses annos ca che fit prus mannedda tucat a tottu bidda. Andat chind’una isportedda minore cucuzà chind’unu pannutzu cosiu bene a frimu po non che li furare sa cosa, ca fintas a tempos de eris be fin sos furones.

Lis daian in Pedicoccone, canzurros de coccone chi sas mamas lis turran in sa brasa e lis cundian chind’unu soddu de cusserva e eccanteddu de ozu a nuscadura, coment chi esseret pasta chin bagna, una papiada de casu e zai fit pacu bona!!!! In medas domos lis daian: ficu, papassa mendula e nuche. Intas sa mendula e i sa nuche si pappan a bellu a bellu, si pistan in su mutarzu e s’imperan po cundire sa pasta. Non siche imbolat nudda, si fachian sas particheddas e si bocan a su bisonzu po non morrere de sa gana. A su tempus sos riccos fin pacos e sos istrintones medas, medas pippios intas a edade de Pedicoccone deppian andare a funtana a prenare abba po sa bentre. A bortas su mandicu chi nos daian fit sa lavad ura de sos isterzos de su latte chind’unu tzicchicheddu azuntu po su colore. Zai b’aiat apititeddu gasi!!!! Fit tottu bonu su chi nos daian non bend’aiat bissios.

 

Il PEDICOCCONE DEI NONNI

Su Pedicoccone è una festa antichissima che probabilmente trae origine da culti pagani pre-cristiani provenienti dai paesi nord-europei(celtici), questo rito assieme a tutte le credenze relative al giorno dei Santi e alla ricorrenza dei morti in seguito sono stati cristianizzati. Anche i nostri nonni alla vigilia dei Santi preparavano come i Celti le tavole imbandite per i defunti che durante la notte sarebbero tornati a visitare le loro case e le famiglie. I nonni lasciavano l’uscio di casa aperto, affinché le anime non trovassero nessun ostacolo. La mattina del giorno dei morti il 2 Novembre tutti i bambini andavano a chiedere in onore delle anime dei defunti e nelle case quasi in tutto il paese preparavano ogni ben di Dio da elargire a chi ne avesse fatto richiesta.

I doni consistevano in: frutti, dolci e cibarie.

FRUTTI. Fichi secchi, mandorle, noci, nocciole, uva, uva passa, carrube, pesche e albicocche essiccate”pilarda”, mele, pere, cotogne, melagrane, perastro, castagne, fichi d’India, giuggiole…

DOLCI. Papassini, biscotti, ciambelle.

CIBARIE. Pane, formaggio, pezzi di lardo, salsicce.

I nonni ricevevano doni tipici dell’autunno, a quei tempi non c’erano i negozi e tutto era prezioso.

I recipienti usati per l’occasione erano cestini(sos pischeddos) qualcuno portava anche recipienti di sughero(sos maluneddos), realizzati in salice, lentischio o canne intrecciate” pischeddos de canna”, le femminucce preferivano i cesti di asfodelo(sas isporteddas de iscraria), i bambini poveri avevano anche le zucche con un manico di canna (cucuricas de isterzu), qualcuno aveva uno zainetto in pelle “sa taschedda” oppure una bisaccia da mettere in spalla “sa bertuledda”. “Sos pischeddos e i sas isporteddas” venivano accuratamente ricoperti con un tovagliolo tessuto al telaio(unu pannutzu de tela de rosa), affinché nessuno potesse rovistare. Era una festa autentica, per gli anziani era un onore preparare il Pedicoccone e i bambini lo aspettavano da un anno all’altro come una delle migliori feste. I  padrini, (sos nonnos), regalavano un fazzolettino per il naso con involte le calze e qualche cubetto di zucchero e raramente qualche soldino. Gli zii e i nonni(sos tzios e i sos mannois), davano le strenne(sas istrinas), qualche centesimo o qualche lira(carchi sisinu o deche Francos).

I tirchi c’erano anche ai tempi dei nonni e quando si ripeteva la formula magica :‹‹Zì, a milu dais su Pedicoccone››? Questi furbescamente rispondevano:‹‹Su Pedicoccone ch’est dau››!I bambini rispondevano con una cantilena simpatica: ‹‹Su culu marteddau, postu in sa furredda e fattu a chisinedda››. Questa era una sorta di punizione per gli avari, l’equivalente del dolcetto o scherzetto.

Quando i nostri nonni rientravano a casa versavano il contenuto dei cestini nei cesti più grandi (in sas canisteddas), separavano i frutti dai papassini e dal lardo.

La nonna di Imma, nonna Mimma che è siciliana ci ha raccontato che anche al suo paese ancora oggi, si prepara una tavola imbandita per le anime dei defunti che passano a salutare la vigilia del giorno dei morti così come facevano i nostri nonni tanto tempo fa. Noi questa tradizione l’abbiamo ormai perduta.

 

IL PEDICOCCONE DEI NOSTRI GENITORI

Trenta o quaranta anni fa, i nostri papà e le nostre mamme andavano a chiedere il  “Pedicoccone” con la busta o sacchetto di plastica. Di solito uscivano con i vicini di casa, i compagnetti e i cugini. Pochi  utilizzavano i cestini, le bisacce o gli zaini in pelle dei nonni. I sacchetti in plastica erano funzionali e leggeri e li regalavano in tutti i negozi; ci sono voluti cinquanta anni circa, per capire che inquinavano ed erano pericolosi. Qualcuno usava la cartella scolastica “sa bussedda”.I percorsi fatti dai nostri genitori, erano gli stessi dei nonni, si aggiungevano i negozi che in pochi anni si erano moltiplicati e diffusi come funghi. Anche l’età era cambiata, si usciva dai 5-6 anni fino agli 11 anni. Il papà e la mamma di Riccardo andavano al  “Pedicoccone”, fino all’età di dodici anni cioè fino alla 2^ media. I nonni a 9 anni venivano già derisi e mandati via.  I nostri genitori non ricevevano più né pane, né lardo, qualche padrino regalava ancora le calze e i fazzolettini per il naso con Titty e Gatto Silvestro stampati. Tutto era cambiato, i tabacchini “sos istancos”, regalavano le cartoline in bianco e nero, “Renato Ventura, tiu Titinu Cucca, tziu Tilippu Pinna”. Le cartolibrerie  e le edicole davano : adesivi,  penne, matite, quadernetti e figurine. I negozi di alimentari qualche mentina o bon-bons “amentinas e zuzolas”. Nelle case regalavano : dolci, papassini, cocconine, gallettine, caramelle “caramelleddas de ‘idru” , cioccolati e pastine; frutta secca: fichi, noci, nocciole, castagne, frutta fresca :  mele, pere, melagrane, cotogne, e altre cose… Pochissimi regalavano i soldi. Qualche nonno irriducibile regalava ancora le zollette di zucchero “ sas predas de tucaru”.

Ma il regalo più bello, era il gelato della gelateria “ Banana”. Appena un bambino riceveva qualcosa di speciale, si diffondeva la voce e tutti

andavano a frotte a chiedere. La filastrocca recitata era sempre la stessa, quella che noi usiamo ancora. A mezzogiorno circa rientravano a casa.

Erano felicissimi di tutto ciò che ricevevano e quando rientravano a casa vuotavano il contenuto in grandi recipienti.

 

IL PEDICOCCONE OGGI

Oggi è tutto diverso, noi bambini andiamo  di casa in casa con gli zaini sulle spalle o le buste di plastica, molti di noi non sanno neppure recitare la formula, né la domanda, né la risposta.

Qualche persona ci regala prodotti genuini come quelli che davano ai nonni, ma la maggior parte ci danno cose dei tempi moderni: caramelle, cioccolati, chupa, chupa, figurine, posters, prodotti scaduti, gadgets, giochini, ecc. È comunque una bellissima festa. Mentre i nonni e inostri genitori erano sempre felici di ciò che ricevevano molti di noi storcono il naso, oppure rifiutano le cose; qualche bambino neanche ringrazia.

 

 

Ricerca Storico-Antropologico-Geografica

Tanuccia Bacchitta e i bambini della 3^B di via Lamarmora

Contatti

redazione@dorgaligonone.net
tel. 347.0963688
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK